Video “Manfredonia, attimi di infinito”

Manfredonia, attimi di infinito

“Dritta davanti alla fu Siponto, l’arco di Manfredonia si volta giusto nel dove,
pieno di freschezza e di appetito e di abbondanza di seppie,
lo sguardo dell’acqua marina si fa moro come quello di gitane”.
Giuseppe Ungaretti

Informazioni turistiche

Informazioni Turistiche

Basilica di Siponto

Basilica di Siponto

La Basilica di Siponto

La chiesa sorge a circa 3 Km. da Manfredonia ed è un mirabile esempio di architettura romanico-pugliese, con influssi islamici e armeni.

L’edificio, che si compone di due chiese sovrapposte, occupa una superficie quadrata di circa 18 m di lato. La chiesa superiore costituisce la Basilica vera e propria.

Basilica di Siponto di Edoardo Tresoldi

Basilica di Siponto di Edoardo Tresoldi

Essa fu consacrata, come si legge in una lapide commemorativa, il 23 giugno 1675 dal card. Vincenzo Maria Orsini. La chiesa inferiore, o cripta, cui si accede attraverso una scalinata esterna, fu sistemata nel 1708 con i resti dell’antico e prestigioso Duomo sipontino. Così si legge in una lapide murata sulla porta.

Di particolare pregio risulta il portale, costituito da un insieme di archi, tutti finemente abbelliti a fogliame o a intagli geometrici e ben armonizzati fra di loro. Due di essi, sporgenti e sovrapposti, poggiano su mensole sostenute da colonne su leoni.

Sulle mensole due animali più piccoli. Altri due archi, incassati e rinsaldati, mostrano in tutta l’ampiezza le loro decorazioni su materiale più chiaro, conferendo all’insieme vivacità e movimento. Ai lati del portale, due coppie di eleganti arcate cieche, nelle quali sono racchiuse, ad altezza d’uomo, quattro formelle quadrate finemente scolpite. Più in alto due finestre con le cornici simili a quelle delle formelle, ma di dimensioni maggiori.

Il 12 marzo del 2016 è stata inaugurata l’imponente opera dell’artista Edoardo Tresoldi, installazione realizzata in rete metallica alta quattordici metri che ricostruisce in 3D l’antica basilica paleocristiana.

Per info: www.viaggiareinpuglia.it


Il Castello

Castello di Manfredonia

Castello di Manfredonia

Il castello di Manfredonia non è il frutto di un progetto unitario concepito fin dalla sua origine così come oggi ci appare, ma è il risultato di trasformazioni, ampliamenti e rifacimenti avvenuti in epoche diverse. In origine tutta la struttura consisteva in uno spazio quadrilatero racchiuso da una cinta muraria raccordata da cinque torri a pianta quadrata, di cui quattro poste agli angoli e la quinta ubicata presumibilmente nei pressi della porta principale di Nord-est. Tale primitivo impianto non corrisponde più alla realtà attuale in quanto della quinta torre restano solo poche tracce, mentre le altre, ad eccezione di quella posta a Sud-est, hanno cambiato la loro struttura formale. Infatti, un’opera di inglobamento avvenuta in epoca successiva, ha trasformato le precedenti strutture quadrangolari in torrioni a pianta cilindrica.

Il castello di Manfredonia si connota sotto il profilo architettonico per un’impronta di chiara marca sveva caratterizzata dalla estrema regolarità geometrica e dalla linearità delle strutture, elementi questi che lo accomunano ad analoghi modelli difensivi realizzati dagli Svevi. Ma se sul piano comparativo il Castello di Manfredonia, denuncia una evidente “facies sveva”, a livello documentario esso e da attribuire a Carlo I d’Angio. Infatti i primi documenti che parlano del Castello di Manfredonia provengono proprio dalla Cancelleria angioina e risalgono all’aprile del 1279. In essi si fa riferimento al reclutamento di manodopera specializzata per l’inizio dei lavori. Certo non e da escludere l’ipotesi che gli angioini abbiano usufruito di strutture preesistenti, riferibili a Manfredi, e che le abbiano poi inserite in un progetto più organico e definitivo.

Castello di Manfredonia

Castello di Manfredonia

Con il governo della casa d’Aragona, (1442), si assiste ad un ulteriore processo di visibile trasformazione del Castello. Negli ultimi anni del XV secolo, infatti, gli Aragonesi, all’interno di un complessivo progetto di fortificazione delle strutture difensive delle più importanti città costiere, dispongono per il Castello di Manfredonia la costruzione di una nuova cortina muraria inglobante la struttura primitiva. A queste mura viene data una leggera inclinazione a scarpa tale da renderle più rispondenti alle mutate esigenze dell’arte difensiva conseguenti all’uso dell’artiglieria.

Agli angoli di questa nuova cortina muraria vengono posti quattro torrioni cilindrici casamattati, questa volta più bassi di quelli del recinto interno, più idonei alle nuove tecniche di difesa. La costruzione del grosso bastione posto ad Ovest del Castello, denominato dell’”Avanzata” o dell’”Annunziata”, segna per l’edificio un’altra tappa nella storia della sua edificazione. Con esso l’immagine del Castello risulta finalmente essere rispondente alla realtà attuale. Il bastione, realizzato attraverso l’inglobamento della precedente torre circolare, probabilmente all’indomani dell’assedio messo in atto nel 1528 dal maresciallo Lautrec, doveva servire come elemento di difesa per attacchi nemici provenienti dalla città. Il programma di inglobamento, che avrebbe dovuto interessare anche gli altri torrioni della cinta muraria esterna, non fu portato a termine. Non ci è dato conoscere i motivi che sospesero questo programma, ma certamente su tale decisione dovette influire la convinzione che il proseguimento dell’opera di trasformazione non avrebbe comunque impedito la capitolazione del Castello di fronte ad un nemico ben armato. Nel 1620, infatti, sotto il fuoco dei tiratori turchi appostati sugli edifici più alti della città, il Castello dovette capitolare a causa anche della esiguità dei pezzi di artiglieria e perché privo di parapetti protettivi sufficientemente alti a garantire l’incolumità dei difensori.

Perso oramai il suo originario significato di fortezza difensiva, il Castello assume nel corso del XVIII secolo la funzione di comune caserma mentre il torrione Ovest del circuito interno viene adibito a prigione. Gli interventi operati in tale periodo sono diretti a rendere più funzionale la struttura per i nuovi scopi a cui è destinata. Durante il regno dei Borboni e in epoca successiva fino al 1884 il Castello viene tenuto in efficienza in quanto Manfredonia viene qualificata “Piazza Forte”. Dal 1888 fino al 1901, anno in cui l’edificio fu acquistato dal Comune di Manfredonia, appartenne all’Orfanotrofio Militare di Napoli. Nel 1968, con D.P.R. del 21 giugno n. 952, il Castello viene donato dal Comune allo Stato con l’impegno, da parte di quest’ultimo, di istituire al suo interno un Museo Archeologico per conservare i reperti provenienti dal territorio circostante.

Ginevra D’Onofrio – Elvira Saccotelli, Museo Nazionale Manfredonia

Per info: www.viaggiareinpuglia.it


San Leonardo di Siponto

Abbazia di San Leonardo Di Siponto

Abbazia di San Leonardo di Siponto

Quando si parla della badia di San Leonardo la memoria ci porta immediatamente a riflettere, a chiederci chi ne fosse l’autore, quali furono i “momenti” che ne hanno spinto l’edificazione, oltre a quelli di natura religiosa e sociale. Infatti funzionava come romitorio e ospedale per i pellegrini sin dal XII secolo: tappa decisiva anche per gli stessi crociati che si recavano alla Grotta di San Michele, a Monte Sant’Angelo, prima di partire o al ritorno dalla Terra Santa.

Il pensiero del visitatore si incuriosisce e si arricchisce di suggestioni, che aumentano man mano che si avvicina a quell’architettura di pietra dorata mentre assume, proprio durante il periodo estivo, una parzialità irreale, contribuendo così ad aumentare la sequenza di interrogativi.

Portale di San Leonardo

Portale dell’Abbazia di San Leonardo

Molto si è parlato di San Leonardo, sin da secoli scorsi, e così Emile Bertaux accenna alla “ricchezza del portale scolpito che immette nella nave di sinistra” il Lenormant pure ne descrive compiutamente lo stile; il Gregorobius scrive che “la chiesa ha una porta bellissima ed una tribuna di puro stile romanico”; Artur Haseloff la definisce: “mirabile, tutta adorna di splendidi fregi e tralci ed animali”; infine, Alfredo Petrucci nel 1921 ne descrisse ampiamente le vestigia e la analizzò nei dettagli per la sua straordinaria finezza.

Le emozioni prodotte sugli studiosi si susseguono ancora oggi, stimolando l’interesse anche del turista contemporaneo che, colto e attento, si lascia sempre più attrarre da percorsi, itinerari che vanno oltre la semplice storicità delle cose; sempre più catturare, grazie alla sete del sapere, da quegli elementi di mistero, di enigma che può suscitare una scultura, un bassorilievo, una traccia di affresco, un’architettura suggestiva.

Lo spunto ci viene dal Tomaiuoli quando afferma, parlando di San Leonardo, che tra le “realizzazioni arcitettoniche dei secoli XII-XIII esiste una sparuta minoranze di chiese con caratteristiche compositive diverse dalle coeve metodologie edilizie”, a questa minoranza, “i cui caratteri costruttivi e stilistici esprimono un mondo culturale a cavallo tra l’oriente latino (Terra Santa) ed il mondo franco che aveva come punto d riferimento il territorio della Puglia”, appartiene la nostra badia.

Orientata verso l’asse Est-Ovest, ad orientem come vuole la tradizione cristiana, diviene semplice affiancare alla simbologia sole-luce gli elementi luce-ascensione; “nella tradizione medievale il Cristo è costantemente associato al sole e chiamato sol salutis, sol invictus, e ancora sol occasum nesciens…il sole levante ha grande potenza benefica, vince la notte e le tenebre…al simbolismo del sole è strettamente connesso quello della corona di raggi o corona solare” che viene rappresentata nella volta a botte della navata centrale con un piccolo rosone che scandisce attraverso i suoi undici “petali”, il 21 giugno di ogni anno da circa 10 secoli, l’ingresso del Sole nel Cancro; né più né meno come l’obelisco sul selciato di Piazza San Pietro a Roma, come il rosone della cattedrale di Cartres, nella Francia settentrionale; e, infine, come l’architettura di Castel del Monte, affermano alcuni studiosi, sia stata dettata addirittura dalla meccanica solare, in cui il sole protagonista assoluto, col suo gioco sapiente di luci ed ombre, abbia suggerito le proporzioni del Castello.

Sicuramente era conosciuto, sin dall’antichità, il “de Architectura” di Vitruvio che ci parla, nel suo IX libro appunto, degli orologi solari e della gnomonica; come pure, era in vigore in quell’epoca, la concessione geocentrica di Tolomeo secondo il quale la terra è al centro e il Sole le gira intorno.

Il momento più suggestivo per noi è allorquando, dalle 12 alle 13 circa del 21 giugno, il raggio di sole evidenzia l’intersezione dell’asse principale della navata centrale con l’asse del bellissimo portale laterale, disegnando in senso orario, sul pavimento della chiesa, una corona luminosa.

A cura: ARCHEOCLUB d’ITALIA club di Manfredonia.
Per info: www.sanleonardomanfredonia.it


La Palude Frattarolo e l’Oasi Lago Salso

Oasi Lago Salso

Palude Frattarolo – Oasi Lago Salso

L’arcaico splendore dell’arcipelago delle paludi sipontine, esaltato da Federico II, dove stagni e canneti, tamerici e salicornie, meandri palustri, sonnecchiosi bufali al pascolo e voli di uccelli acquatici danno una visione di palpitante emozione.

Ai piedi del Gargano meridionale, in Comune di Manfredonia sulla riva sinistra del Candelaro, si estende, una vasta zona umida dal suggestivo paesaggio. Frattarolo è un pantano di 270 ettari circa sfuggito alla bonifica, fatto di stagni e di acquitrini temporanei con acque molto basse, alimentati anche dalle numerose risorgive. Sull’altra sponda del torrente Candelaro l’Oasi Lago Salso, (ex “Daunia Risi”), una riserva istituita nel 1960, che comprende 496 ettari circa di valli di caccia e pesca alternati da specchi di acqua e vasti canneti in cui nidificano gli aironi e 1300 ettari circa di campi coltivati a cereali.

Cicogne

Cicogne all’Oasi Lago Salso

Tra giunchi, salicornie, canne, tamerici, lingue di fango, isolotti, pozze e slarghi d’acqua nidificano diverse specie di aironi, il mignattaio, lo svasso maggiore, il basettino e il forapaglie castagnolo, il gobbo rugginoso e diverse specie di anatre.

La riserva ospita una delle più importanti garzaie dell’Italia centro meridionale, qui decine di coppie di garzette, nitticore (Nycticorax) e sgarze ciuffetto (Ardeola ralloides) allevano i piccoli nei nidi costruiti sugli alberi di eucalipto. D’estate le spatole frequentano le vasche meno profonde e in agosto a queste si aggiungono un centinaio di esemplari che migrano dall’Europa nord-orientale.

Eccellente stazione per il birdwatching, nella riserva è possibile osservare il volo dei falchi pellegrini, dei lanari e in autunno del falco pescatore. Sul litorale marino adiacente la riserva è possibile osservare i piovanelli, fratini, beccapesci, beccaccia di mare che si tuffano nell’acqua alla ricerca di pesci.

Il fascino della primigenia palude di Frattarolo ci viene restituito intatto in primavera, quando le tamerici in fiore esaltano la solitudine silenziosa di questa distesa pianeggiante dove una colonia di cavalieri d’Italia, lo splendido trampoliere, mostrano di trovarsi a loro agio nidificandovi. Frattarolo è la zona più rilevante del complesso lacustre dal punto di vista naturalistico: la variabilità dei microambienti, l’alternarsi di stagni di acqua dolce e di acquitrini salmastri creano le biodiversità che offrono habitat ideali per garzette, sgarze, combattenti, pettegole, pittime reali, oche selvatiche, il piro piro e il martin pescatore.

La fitta vegetazione dei canneti favorisce la riproduzione di folaghe, gallinelle d’acqua, porciglioni. Nella stagione invernale alzavole, pavoncelle, chiurli e beccaccini si librano sotto lo sferzare dei gelidi venti di tramontana. Altre specie migratorie soggiornano nei mesi primaverili la riserva: mignattaio, la spatola, la gru, cicogna nera, cigno reale, aironi, l’aquila natraia.

In queste aree vi è un’interessante presenza di rettili e anfibi: il cervone, la biscia dal collare, il biacco, la luscengola, la natrice tassellata, la tartaruga palustre, la rana verde minore, la rana dei fossi, il rospo comune, il rospo smeraldino, la raganella, il tritone.

Per Info: www.oasilagosalso.com

 

Liquidazione contributi libri di testo anno scolastico 2020/2021

 

Città di Manfredonia
Servizi Educativi – Scuola e Diritto allo Studio

Si comunica che con determinazione n. 241 del 10 marzo 2021 sono stati liquidati i contributi per l’acquisto dei libri di testo anno scolastico 2020/2021.

I beneficiari che hanno chiesto il pagamento tramite bonifico, indicando correttamente il codice IBAN, hanno già ricevuto o riceveranno a breve il contributo spettante direttamente sul proprio conto corrente. Coloro che non hanno trasmesso il codice IBAN dovranno recarsi, muniti di documento di riconoscimento e codice fiscale, presso la Tesoreria Comunale – Banco BPM, via Tribuna, n. 65, secondo il seguente calendario:

Si raccomanda di attenersi scrupolosamente all’ordine sopra indicato per la riscossione e di evitare assembramenti all’esterno della Banca, rispettando le vigenti norme anti Covid.

La Dirigente
Dott.ssa Maria Sipontina Ciuffreda

Civiche Biblioteche Unificate

Le Civiche Biblioteche Unificate

Dirigente: Dott.ssa Maria Sipontina Ciuffreda Tel. 0884/519.729
Capo Servizio: Dott.ssa Anna Ciuffreda: 0884/519.710
Orari di apertura: mattino: 9,30 – 12,30 – pomeriggio 15,30 – 19,30
Indirizzo: Corso Manfredi, 22.


La storia di Palazzo dei Celestini

PlasticoPalazzo dei Celestini ha una storia che si dispiega per quasi sette secoli legata a nomi di figure illustri della storia di Manfredonia.

Fu nel 1350 Pietro Galgano, canonico di Siponto e Manfredonia, unico erede di una famiglia nobile e benestante, a volere la costruzione di quella che diverrà la sede del Monastero dei Padri Celestini, intitolata a S. Pietro Celestino, al posto della sua casa in prossimità di Porta Pugliese (detta dello Spuntone).

Il monastero di Manfredonia sarà, sino al 1650, alle dipendenze del Monastero dei SS. Giovanni e Benedetto di Monte S. Angelo, la cui l’attività di base era l’esercizio della carità e dell’ospitalità verso i pastori abruzzesi, attività che continueranno fino alla soppressione del monastero stesso.

Tra la seconda metà del 1500 e la prima del 1600, la grancia di Manfredonia vivrà all’ombra di due grandi personaggi della vita religiosa della Congregazione dei Celestini: il Venerabile Pietro Santucci e l’Abate Celestino Telera, ambedue della città di Manfredonia e abati generali della Congregazione. Le loro personalità contribuiranno ad elevare, seppure indirettamente, le sorti ed il prestigio del monastero di Manfredonia negli anni successivi.

Dopo pochi anni il monastero dei Padri Celestini viene elevato ad abbazia, condizione posta a seguito di un legato di 1500 scudi annui lasciato dal capitano Pietro Borsa di Manfredonia.

Nella seconda metà del 1700 il monastero cambia radicalmente aspetto. Il vecchio edificio “andato quasi in rovina per l’incuria del tempo e per l’età”, fu cosi demolito e fu cominciato l’imponente edificio barocco, che noi oggi ammiriamo sul Corso Manfredi. La ricostruzione si deve a don Giuseppe Maria Turco, Padre Generale dell’Ordine dei Celestini, il quale aggiunse alle rendite del convento quelle della deserta badia di Monte Pulsano.

I lavori, terminati intorno al 1788, prevedevano al centro della nuova costruzione una chiesa, che non fu mai completata.

A seguito della soppressione della Congregazione dei Celestini, avvenuta tra il 1807 e il 1810, l’edificio fu concesso al Comune di Manfredonia da Gioacchino Murat con suo decreto del 1813 n.1737, per uso di casa Comunale, giustizia di pace e carcere correzionale.

La restaurazione Borbonica con altro decreto del 1816 n. 533 confermava la concessione al Comune.

Cortile internoCon la costituzione del Regno d’Italia, il Comune, la Pretura Conciliazione ed il carcere, trovarono sistemazione nell’attuale Palazzo Municipale ed allora l’edificio fu adibito, in parte, a sede della Stazione dei Carabinieri (ingresso a destra del portale della chiesa).

Con la Convenzione del 1900 n. 569, il comune cedeva in locazione la restante parte, per trenta anni all’amministrazione Finanziaria per uso di Caserma delle Guardie di Finanza (ingresso a sinistra del portale della chiesa) e d’ufficio del Registro (ingresso Via Maddalena).

In seguito non furono più rinnovate le proroghe di concessione, ma il Comune non ritornò in possesso di tutta l’imponente costruzione.

Recenti lavori di restauro hanno restituito all’antico splendore, e reso finalmente fruibile, l’ala ovest dell’edificio, che ospita la Biblioteca, mentre l’ala est è attualmente in ristrutturazione.

Al centro del Palazzo, laddove vi era una chiesa mai completata, vi è oggi l’Auditorium.

Patrimonio librario

Una delle saleNel corso degli anni la Biblioteca Comunale di Manfredonia ha incrementato il suo patrimonio bibliografico in quantità notevole, grazie anche a preziose donazioni.

Il primo fondo librario del 1910 di circa 600 volumi proveniva dal soppresso Convento dei Frati Minori della Curia Provincializia “S. Michele Arcangelo in Puglia” organizzato da Luigi Pascale e dall’avv. Mario Simone. L’attuale patrimonio librario di 27000 volumi, consente agli studiosi un ampio approccio retrospettivo alla storia e alla cultura non solo Sipontina, ma di tutto il Meridione.

Patrimonio librario

Nel corso degli anni la Biblioteca Comunale di Manfredonia ha incrementato il suo patrimonio bibliografico in quantità notevole, grazie anche a preziose donazioni.

Il primo fondo librario del 1910 di circa 600 volumi proveniva dal soppresso Convento dei Frati Minori della Curia Provincializia “S. Michele Arcangelo in Puglia” organizzato da Luigi Pascale e dall’avv. Mario Simone. L’attuale patrimonio librario di 27000 volumi, consente agli studiosi un ampio approccio retrospettivo alla storia e alla cultura non solo Sipontina, ma di tutto il Meridione.

Gran parte dei testi è di materia umanistica. Particolare rilievo ha la sezione di letteratura e di storia; il settore di psicologia aggiornato di recente, i settori di scienza, di filosofia e di sociologia attualmente in via di rinnovamento.

Il settore più importante e di pregio è rappresentato dalla Sezione Locale formata da circa 1000 volumi.

A questi volumi si affiancano:
– il Fondo De Padova (vol.300);
– il Fondo Simone (vol. e opuscoli 5100);
– la Donazione Bissanti (vol.1100);
– la Donazione Frattarolo (vol.2500);
– le Miscellanee di reperti, cronologie, raccolte e fascicoli che nel tempo sono stati acquistati;
– i Manoscritti del 1700-1800;
– Incunaboli, (n. 11);
– Cinquecentine (n.87);
– Lettere autografe (n. 17), Cartoline illustrate, (n. 154);
– Album di foto (n. 104).

Le monete della recuperata raccolta numismatica della Biblioteca Pascale , Fondo Bellucci, sono state restaurate e verranno collocate in apposite bacheche.

Cabreo di San LeonardoDi recente il Fondo Locale si è arricchito di un altro importante manoscritto: “Il Cabreo di S. Leonardo”, dono alla Città di Manfredonia del dott. Gennaro Arbore, studioso e appassionato bibliofilo di Foggia.
Questo manoscritto, che tratta della storia del patrimonio dell’abbazia di S. Leonardo della Matina, antico monastero dei Templari, è stato restaurato e pubblicato dall’Amministrazione comunale.

La biblioteca dispone anche, naturalmente, degli strumenti principali cui attingere informazioni : enciclopedie adatte ad ogni età, dizionari, atlanti storici, annuari, riviste, quotidiani e Gazzette Ufficiali.

Fondi e donazioni

Donazione Frattarolo

Fondo FrattaroloRenzo Frattarolo. Nato a Manfredonia il 06.09.1912, ma oggi residente a Trieste, noto bibliografo e storico della letteratura italiana, giornalista e già ordinario della cattedra di Storia e della Critica Letteraria nelle Università di Bari e Perugia e di Bibliografia nelle Università di Napoli e Roma.

Numerosissimi e prestigiosi i ruoli culturali assunti e gli incarichi scientifici assolti: da quello di componente del Comitato per l’Edizione Nazionale delle opere di Ugo Foscolo e di Vincenzo Monti, a quello di fondatore con Giuseppe Ungaretti, Giorgio Petrocchi e Umberto Marivardi del Centro Italiano per gli Studi di Critica Letteraria e di direttore della rivista “Accademie e Biblioteche d’Italia”.

Tra le numerosissime opere date alla stampa, “Studi foscoliani” (1956), “Bibliografia Speciale della letteratura italiana” (1959), “Capitoli dell’Età romantica” (1968),”Studi su Dante dal Trecento all’Età romantica” (1970), “Studi di bibliografia storica ed altri saggi” (1977), “Lungo tempo ungarettiano” (1989); e, tra quelli più recenti, “L’altro ieri, cronache e microstorie” (1993), “Laboratorio di scrittura” (1993).

Da annoverarsi tra i maggiori nomi dei personaggi illustri manfredoniani del nostro secolo; dona alla Biblioteca comunale “un largo settore della sua libreria privata”: uno stralcio di duemilacinquecento volumi di studi di letteratura italiana moderna, di opere di narrativa e poesia del nostro secolo e di varie umanità e della sezione di biblioteconomia.

Fondo Simone

Fondo SimoneDomenico Mario Simone. Nato a Caserta il 15 dicembre 1901 e deceduto a Manfredonia l’11 ottobre 1975, avvocato, editore, pubblicista, fondò lo Studio Editoriale Dauno, il Centro per l’Editoria Scolastica e Popolare e la Società Dauna di Cultura.

Eletto vicepresidente della Società di Storia Patria per la Puglia, organizzò a Foggia il Convegno Nazionale di Studi Federiciani nel 1950, il primo Convegno Internazionale di Studi Garganici e il terzo Congresso Storico Pugliese nel 1953.

Per la sua opera di uomo di cultura ebbe importanti riconoscimenti e fu annoverato tra i più laboriosi “formiconi di Puglia”.

Nel 1925 la “Biblioteca” era costituita dalle librerie che arredavano il gabinetto del segretario comunale e dagli stipi dell’archivio di palazzo San Domenico, sede degli uffici municipali. Qui appunto quell’anno il giovane universitario Mario Simone, in collaborazione con l’impiegato F. Paolo Guerra, rinvenne il fondo conventuale ammassatovi e si adoperò con lo studioso Luigi Pascale per la formazione della Biblioteca comunale, cui donò successivamente anche un cospicuo fondo costituito da 5.100 titoli fra libri e opuscoli di storia locale e cultura varia.

Donazione Bissanti

Vincenzo Bissanti. Nato a Manfredonia nel 1891, si diplomò in ragioneria a Roma nel 1911 e poi prese a lavorare nell’azienda familiare (Banca Bissanti E De Padova), salvo l’intervallo della Grande Guerra del 1915-18, che lo vide in trincea.

Svolse attività politica a Manfredonia e fu tra i fondatori del Partito Repubblicano. Mazziniano convinto, ebbe una cura affettuosa e costante per ogni forma di cultura, contribuendo per quanto poté a varie manifestazioni artistiche e culturali della sua città, come la sistemazione dei giardini della villa.

Dopo il 1943 riprese la vita politica, prima nel Partito d’Azione e poi in quello Repubblicano; fece parte del Comitato di Liberazione Nazionale, si occupò in particolare delle Opere Pie e soprattutto dell’erigendo Ospedale (del tutto mancante in Manfredonia), del quale curò con tenacia e continuità la programmazione e la posa della prima pietra. Morì a Napoli nel 1961.

A suo nome i figli hanno lasciato alla Biblioteca comunale il suo patrimonio di libri ammontante a 1.100 titoli di cultura varia.

Fondo De Padova

Francesco De Padova. Nato a Manfredonia il 12 gennaio 1894 e deceduto a Manfredonia il 1977.Studiò all’Università di Napoli dove si laureò in Giurisprudenza.

Fu il primo presidente dell’Associazione combattenti di Manfredonia (1915/18), Segretario politico e Vice Podestà nel periodo dell’insediamento del podestà Giuseppe Grasso (1927), consigliere comunale nel periodo dell’Amministrazione del sindaco Giuseppe Brigida (1951/59).

E’ ricordato per la sua abilità oratoria di avvocato e politico.

Il Presidente del Tribunale di Foggia Giuseppe Pepe il 17 dicembre 1970 gli consegnò la Medaglia d’Oro a ricordo dell’attività svolta per un cinquantennio.

Il fondo “de Padova” donato alla Biblioteca comunale dai figli Matteo e Maria Saveria si compone di 300 volumi di giurisprudenza della biblioteca paterna.

Donazione Pascale

Luigi Pascale. Nato a Manfredonia il 24 giugno 1850 da agiata famiglia vi compì i suoi primi studi e dopo a Lucera, Foggia e Bari.

Maestro elementare e per un trentennio Segretario Comunale di Manfredonia, si dedicò allo studio della storia locale e pubblicò numerosi opuscoli di storia, di agiografia, di numismatica e un dizionarietto dialettale.

Ispettore onorario ai monumenti e scavi, insieme a Mario Simone ed altri volontari, concorse decisamente alla formazione della biblioteca comunale (poi intestata alla sua memoria), alla quale donò raccolte di vasi e altro materiale archeologico, libri e una collezione numismatica.

Morì cieco il 17 giugno 1940.

Funzionamento

La Biblioteca è aperta al pubblico dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.30 e dalle ore 15.30 alle ore 19.30.

Per ottenere in consultazione il materiale librario gli utenti devono compilare una scheda di prestito.

L’accesso all’Emeroteca per la consultazione di quotidiani, riviste e Gazzette Ufficiali è libero.

Prestito Librario

E’ concesso a tutti gli utenti, previa compilazione di un apposito stampato. Ha durata massima di 30 giorni e può essere rinnovato se nel frattempo l’opera non è stata richiesta da altri lettori.

Nessun libro può essere dato a prestito o in lettura se prima non è stato inventariato e catalogato secondo le norme d’uso.

Sono esclusi di norma dal prestito in originale:
– le opere di consultazione (enciclopedie, dizionari, cataloghi e repertori bibliografici, opere complete, atlanti, trattati, manuali, ecc.);
periodici;
– tutti i documenti su supporti non cartacei (CD-ROM, microfilm, pellicole dischi, ecc.);
– libri rari e di pregio;
– tesi di laurea;
– libri considerati dalla biblioteca di particolare rilevanza bibliografica in rapporto alla specificità della propria raccolta;
– libri in stato di degrado;
– i volumi della sezione locale.

Le tesi di laurea, depositate presso la Biblioteca, sono concesse in sola consultazione. Il catalogo è disponibile presso l’ufficio prestiti.

Spazi

Ingresso Biblioteca

Le Sale

Oltre all’Emeroteca, in cui è possibile consultare la Gazzetta Ufficiale, i quotidiani (n.9) e le riviste (n.95) in abbonamento, vi sono due sale per la consultazione e lo studio, una destinata ala Fondo Locale, una per le ricerche scolastiche, una per la sezione ragazzi.

Un’altra sala è stata riservata per la mediateca.

Sala Polivalente

Sala Polivalente

La nuova sede della Biblioteca è dotata anche di una sala polivalente provvista di 60 posti a sedere destinata ad ospitare iniziative culturali proprie della Biblioteca o promosse da altri enti ed associazioni.

Il suo uso è disciplinato dall’apposito regolamento approvato dal Consiglio Comunale.

 

 

 

Auditorium

Auditorium

L’Auditorium comunale di Palazzo Celestini è stato attrezzato per ospitare attività culturali, congressi e conferenze, anche in videocollegamento.

Ha 150 posti a sedere e può essere concesso in uso a soggetti, enti ed associazioni per lo svolgimento di attività culturali e divulgative, senza fini di lucro, secondo modalità disciplinate da apposito regolamento.