Video “Manfredonia, attimi di infinito”

Manfredonia, attimi di infinito

“Dritta davanti alla fu Siponto, l’arco di Manfredonia si volta giusto nel dove,
pieno di freschezza e di appetito e di abbondanza di seppie,
lo sguardo dell’acqua marina si fa moro come quello di gitane”.
Giuseppe Ungaretti

Informazioni turistiche

Pubblicato Aprile 1, 2021

Ultimo aggiornamento Aprile 2, 2021 ore 01:06 pm

Informazioni Turistiche

Basilica di Siponto

Basilica di Siponto

La Basilica di Siponto

La chiesa sorge a circa 3 Km. da Manfredonia ed è un mirabile esempio di architettura romanico-pugliese, con influssi islamici e armeni.

L’edificio, che si compone di due chiese sovrapposte, occupa una superficie quadrata di circa 18 m di lato. La chiesa superiore costituisce la Basilica vera e propria.

Basilica di Siponto di Edoardo Tresoldi

Basilica di Siponto di Edoardo Tresoldi

Essa fu consacrata, come si legge in una lapide commemorativa, il 23 giugno 1675 dal card. Vincenzo Maria Orsini. La chiesa inferiore, o cripta, cui si accede attraverso una scalinata esterna, fu sistemata nel 1708 con i resti dell’antico e prestigioso Duomo sipontino. Così si legge in una lapide murata sulla porta.

Di particolare pregio risulta il portale, costituito da un insieme di archi, tutti finemente abbelliti a fogliame o a intagli geometrici e ben armonizzati fra di loro. Due di essi, sporgenti e sovrapposti, poggiano su mensole sostenute da colonne su leoni.

Sulle mensole due animali più piccoli. Altri due archi, incassati e rinsaldati, mostrano in tutta l’ampiezza le loro decorazioni su materiale più chiaro, conferendo all’insieme vivacità e movimento. Ai lati del portale, due coppie di eleganti arcate cieche, nelle quali sono racchiuse, ad altezza d’uomo, quattro formelle quadrate finemente scolpite. Più in alto due finestre con le cornici simili a quelle delle formelle, ma di dimensioni maggiori.

Il 12 marzo del 2016 è stata inaugurata l’imponente opera dell’artista Edoardo Tresoldi, installazione realizzata in rete metallica alta quattordici metri che ricostruisce in 3D l’antica basilica paleocristiana.

Per info: www.viaggiareinpuglia.it


Il Castello

Castello di Manfredonia

Castello di Manfredonia

Il castello di Manfredonia non è il frutto di un progetto unitario concepito fin dalla sua origine così come oggi ci appare, ma è il risultato di trasformazioni, ampliamenti e rifacimenti avvenuti in epoche diverse. In origine tutta la struttura consisteva in uno spazio quadrilatero racchiuso da una cinta muraria raccordata da cinque torri a pianta quadrata, di cui quattro poste agli angoli e la quinta ubicata presumibilmente nei pressi della porta principale di Nord-est. Tale primitivo impianto non corrisponde più alla realtà attuale in quanto della quinta torre restano solo poche tracce, mentre le altre, ad eccezione di quella posta a Sud-est, hanno cambiato la loro struttura formale. Infatti, un’opera di inglobamento avvenuta in epoca successiva, ha trasformato le precedenti strutture quadrangolari in torrioni a pianta cilindrica.

Il castello di Manfredonia si connota sotto il profilo architettonico per un’impronta di chiara marca sveva caratterizzata dalla estrema regolarità geometrica e dalla linearità delle strutture, elementi questi che lo accomunano ad analoghi modelli difensivi realizzati dagli Svevi. Ma se sul piano comparativo il Castello di Manfredonia, denuncia una evidente “facies sveva”, a livello documentario esso e da attribuire a Carlo I d’Angio. Infatti i primi documenti che parlano del Castello di Manfredonia provengono proprio dalla Cancelleria angioina e risalgono all’aprile del 1279. In essi si fa riferimento al reclutamento di manodopera specializzata per l’inizio dei lavori. Certo non e da escludere l’ipotesi che gli angioini abbiano usufruito di strutture preesistenti, riferibili a Manfredi, e che le abbiano poi inserite in un progetto più organico e definitivo.

Castello di Manfredonia

Castello di Manfredonia

Con il governo della casa d’Aragona, (1442), si assiste ad un ulteriore processo di visibile trasformazione del Castello. Negli ultimi anni del XV secolo, infatti, gli Aragonesi, all’interno di un complessivo progetto di fortificazione delle strutture difensive delle più importanti città costiere, dispongono per il Castello di Manfredonia la costruzione di una nuova cortina muraria inglobante la struttura primitiva. A queste mura viene data una leggera inclinazione a scarpa tale da renderle più rispondenti alle mutate esigenze dell’arte difensiva conseguenti all’uso dell’artiglieria.

Agli angoli di questa nuova cortina muraria vengono posti quattro torrioni cilindrici casamattati, questa volta più bassi di quelli del recinto interno, più idonei alle nuove tecniche di difesa. La costruzione del grosso bastione posto ad Ovest del Castello, denominato dell’”Avanzata” o dell’”Annunziata”, segna per l’edificio un’altra tappa nella storia della sua edificazione. Con esso l’immagine del Castello risulta finalmente essere rispondente alla realtà attuale. Il bastione, realizzato attraverso l’inglobamento della precedente torre circolare, probabilmente all’indomani dell’assedio messo in atto nel 1528 dal maresciallo Lautrec, doveva servire come elemento di difesa per attacchi nemici provenienti dalla città. Il programma di inglobamento, che avrebbe dovuto interessare anche gli altri torrioni della cinta muraria esterna, non fu portato a termine. Non ci è dato conoscere i motivi che sospesero questo programma, ma certamente su tale decisione dovette influire la convinzione che il proseguimento dell’opera di trasformazione non avrebbe comunque impedito la capitolazione del Castello di fronte ad un nemico ben armato. Nel 1620, infatti, sotto il fuoco dei tiratori turchi appostati sugli edifici più alti della città, il Castello dovette capitolare a causa anche della esiguità dei pezzi di artiglieria e perché privo di parapetti protettivi sufficientemente alti a garantire l’incolumità dei difensori.

Perso oramai il suo originario significato di fortezza difensiva, il Castello assume nel corso del XVIII secolo la funzione di comune caserma mentre il torrione Ovest del circuito interno viene adibito a prigione. Gli interventi operati in tale periodo sono diretti a rendere più funzionale la struttura per i nuovi scopi a cui è destinata. Durante il regno dei Borboni e in epoca successiva fino al 1884 il Castello viene tenuto in efficienza in quanto Manfredonia viene qualificata “Piazza Forte”. Dal 1888 fino al 1901, anno in cui l’edificio fu acquistato dal Comune di Manfredonia, appartenne all’Orfanotrofio Militare di Napoli. Nel 1968, con D.P.R. del 21 giugno n. 952, il Castello viene donato dal Comune allo Stato con l’impegno, da parte di quest’ultimo, di istituire al suo interno un Museo Archeologico per conservare i reperti provenienti dal territorio circostante.

Ginevra D’Onofrio – Elvira Saccotelli, Museo Nazionale Manfredonia

Per info: www.viaggiareinpuglia.it


San Leonardo di Siponto

Abbazia di San Leonardo Di Siponto

Abbazia di San Leonardo di Siponto

Quando si parla della badia di San Leonardo la memoria ci porta immediatamente a riflettere, a chiederci chi ne fosse l’autore, quali furono i “momenti” che ne hanno spinto l’edificazione, oltre a quelli di natura religiosa e sociale. Infatti funzionava come romitorio e ospedale per i pellegrini sin dal XII secolo: tappa decisiva anche per gli stessi crociati che si recavano alla Grotta di San Michele, a Monte Sant’Angelo, prima di partire o al ritorno dalla Terra Santa.

Il pensiero del visitatore si incuriosisce e si arricchisce di suggestioni, che aumentano man mano che si avvicina a quell’architettura di pietra dorata mentre assume, proprio durante il periodo estivo, una parzialità irreale, contribuendo così ad aumentare la sequenza di interrogativi.

Portale di San Leonardo

Portale dell’Abbazia di San Leonardo

Molto si è parlato di San Leonardo, sin da secoli scorsi, e così Emile Bertaux accenna alla “ricchezza del portale scolpito che immette nella nave di sinistra” il Lenormant pure ne descrive compiutamente lo stile; il Gregorobius scrive che “la chiesa ha una porta bellissima ed una tribuna di puro stile romanico”; Artur Haseloff la definisce: “mirabile, tutta adorna di splendidi fregi e tralci ed animali”; infine, Alfredo Petrucci nel 1921 ne descrisse ampiamente le vestigia e la analizzò nei dettagli per la sua straordinaria finezza.

Le emozioni prodotte sugli studiosi si susseguono ancora oggi, stimolando l’interesse anche del turista contemporaneo che, colto e attento, si lascia sempre più attrarre da percorsi, itinerari che vanno oltre la semplice storicità delle cose; sempre più catturare, grazie alla sete del sapere, da quegli elementi di mistero, di enigma che può suscitare una scultura, un bassorilievo, una traccia di affresco, un’architettura suggestiva.

Lo spunto ci viene dal Tomaiuoli quando afferma, parlando di San Leonardo, che tra le “realizzazioni arcitettoniche dei secoli XII-XIII esiste una sparuta minoranze di chiese con caratteristiche compositive diverse dalle coeve metodologie edilizie”, a questa minoranza, “i cui caratteri costruttivi e stilistici esprimono un mondo culturale a cavallo tra l’oriente latino (Terra Santa) ed il mondo franco che aveva come punto d riferimento il territorio della Puglia”, appartiene la nostra badia.

Orientata verso l’asse Est-Ovest, ad orientem come vuole la tradizione cristiana, diviene semplice affiancare alla simbologia sole-luce gli elementi luce-ascensione; “nella tradizione medievale il Cristo è costantemente associato al sole e chiamato sol salutis, sol invictus, e ancora sol occasum nesciens…il sole levante ha grande potenza benefica, vince la notte e le tenebre…al simbolismo del sole è strettamente connesso quello della corona di raggi o corona solare” che viene rappresentata nella volta a botte della navata centrale con un piccolo rosone che scandisce attraverso i suoi undici “petali”, il 21 giugno di ogni anno da circa 10 secoli, l’ingresso del Sole nel Cancro; né più né meno come l’obelisco sul selciato di Piazza San Pietro a Roma, come il rosone della cattedrale di Cartres, nella Francia settentrionale; e, infine, come l’architettura di Castel del Monte, affermano alcuni studiosi, sia stata dettata addirittura dalla meccanica solare, in cui il sole protagonista assoluto, col suo gioco sapiente di luci ed ombre, abbia suggerito le proporzioni del Castello.

Sicuramente era conosciuto, sin dall’antichità, il “de Architectura” di Vitruvio che ci parla, nel suo IX libro appunto, degli orologi solari e della gnomonica; come pure, era in vigore in quell’epoca, la concessione geocentrica di Tolomeo secondo il quale la terra è al centro e il Sole le gira intorno.

Il momento più suggestivo per noi è allorquando, dalle 12 alle 13 circa del 21 giugno, il raggio di sole evidenzia l’intersezione dell’asse principale della navata centrale con l’asse del bellissimo portale laterale, disegnando in senso orario, sul pavimento della chiesa, una corona luminosa.

A cura: ARCHEOCLUB d’ITALIA club di Manfredonia.
Per info: www.sanleonardomanfredonia.it


La Palude Frattarolo e l’Oasi Lago Salso

Oasi Lago Salso

Palude Frattarolo – Oasi Lago Salso

L’arcaico splendore dell’arcipelago delle paludi sipontine, esaltato da Federico II, dove stagni e canneti, tamerici e salicornie, meandri palustri, sonnecchiosi bufali al pascolo e voli di uccelli acquatici danno una visione di palpitante emozione.

Ai piedi del Gargano meridionale, in Comune di Manfredonia sulla riva sinistra del Candelaro, si estende, una vasta zona umida dal suggestivo paesaggio. Frattarolo è un pantano di 270 ettari circa sfuggito alla bonifica, fatto di stagni e di acquitrini temporanei con acque molto basse, alimentati anche dalle numerose risorgive. Sull’altra sponda del torrente Candelaro l’Oasi Lago Salso, (ex “Daunia Risi”), una riserva istituita nel 1960, che comprende 496 ettari circa di valli di caccia e pesca alternati da specchi di acqua e vasti canneti in cui nidificano gli aironi e 1300 ettari circa di campi coltivati a cereali.

Cicogne

Cicogne all’Oasi Lago Salso

Tra giunchi, salicornie, canne, tamerici, lingue di fango, isolotti, pozze e slarghi d’acqua nidificano diverse specie di aironi, il mignattaio, lo svasso maggiore, il basettino e il forapaglie castagnolo, il gobbo rugginoso e diverse specie di anatre.

La riserva ospita una delle più importanti garzaie dell’Italia centro meridionale, qui decine di coppie di garzette, nitticore (Nycticorax) e sgarze ciuffetto (Ardeola ralloides) allevano i piccoli nei nidi costruiti sugli alberi di eucalipto. D’estate le spatole frequentano le vasche meno profonde e in agosto a queste si aggiungono un centinaio di esemplari che migrano dall’Europa nord-orientale.

Eccellente stazione per il birdwatching, nella riserva è possibile osservare il volo dei falchi pellegrini, dei lanari e in autunno del falco pescatore. Sul litorale marino adiacente la riserva è possibile osservare i piovanelli, fratini, beccapesci, beccaccia di mare che si tuffano nell’acqua alla ricerca di pesci.

Il fascino della primigenia palude di Frattarolo ci viene restituito intatto in primavera, quando le tamerici in fiore esaltano la solitudine silenziosa di questa distesa pianeggiante dove una colonia di cavalieri d’Italia, lo splendido trampoliere, mostrano di trovarsi a loro agio nidificandovi. Frattarolo è la zona più rilevante del complesso lacustre dal punto di vista naturalistico: la variabilità dei microambienti, l’alternarsi di stagni di acqua dolce e di acquitrini salmastri creano le biodiversità che offrono habitat ideali per garzette, sgarze, combattenti, pettegole, pittime reali, oche selvatiche, il piro piro e il martin pescatore.

La fitta vegetazione dei canneti favorisce la riproduzione di folaghe, gallinelle d’acqua, porciglioni. Nella stagione invernale alzavole, pavoncelle, chiurli e beccaccini si librano sotto lo sferzare dei gelidi venti di tramontana. Altre specie migratorie soggiornano nei mesi primaverili la riserva: mignattaio, la spatola, la gru, cicogna nera, cigno reale, aironi, l’aquila natraia.

In queste aree vi è un’interessante presenza di rettili e anfibi: il cervone, la biscia dal collare, il biacco, la luscengola, la natrice tassellata, la tartaruga palustre, la rana verde minore, la rana dei fossi, il rospo comune, il rospo smeraldino, la raganella, il tritone.

Per Info: www.oasilagosalso.com