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30.03.2009
Non č Giacometta

L’immagine che si custodisce in Municipio della fanciulla rapita dai Turchi nel sacco della città del 1620, sarebbe solo una copia di un quadro che si conserva a Venezia – Lo sostiene il professor Tommaso Adabbo che suffraga la tesi con una dettagliata analisi dei due quadri – Il giallo di Giacometta Beccarino
  
(Agar - Giacometta Beccarino - il disegno di Malta)
 
Non è Giacometta. La ragazza ritratta nel dipinto che campeggia su una delle pareti del gabinetto del sindaco di Palazzo San Domenico, non è Giacometta Beccarino, la fanciulla manfredoniana che i Turchi, nel corso della invasione e consequenziale distruzione di Manfredonia del 16 agosto 1620, portarono via come bottino delle razzie compiute. Ad affermarlo è il concittadino professor Tommaso Adabbo, autorevole studioso di storia dell’arte e pittore egli stesso, dopo una attenta e meticolosa ricerca comparata con quello che è indicato come il dipinto originale.
“Il dipinto di Manfredonia – relaziona il professor Adabbo – rilevato da uno strato di densa vernice, mostra modesta fattura di tessitura pittorica di mano locale del più tardo ottocento e denuncia chiare e palesi deviazioni formali e compositive dall’Agar di Pier Francesco Del Cairo (Varese 1607 – Milano 1665), artista estroso e di grande talento, pittore ufficiale presso la corte Sabauda del duca Vittorio Emanuele I a Torino”.
Una riproduzione dunque la “Giacometta” del quadro del Municipio.
“L’Agar – descrive Adabbo - è opera ad olio su tela con impianto iconografico esagonale 70x70, dipinta certamente nel periodo felice che precede il viaggio di Del Cairo per Roma avvenuto nel 1635 e fa parte della serie di giovinette ritratte in atteggiamenti patetici con il capo cinto da un turbante di foggia orientale. Il dipinto  si trova – rivela - a Venezia presso la collezione privata della famiglia Ferruzzi e risulta ampiamente convalidata dall’inventario generale delle opere del maestro Del Cairo, compilato dal Brunori nel 1967 per la mostra antologica tenutasi a Varese presso i Musei civici di Villa Mirabello”.
Chi è l’autore del quadro di Manfredonia e che sembianze aveva Giacometta Beccarino? E ancora: chi era ?
Quello della bella fanciulla rapita a Manfredonia e divenuta Sultana di Costantinopoli è uno dei gialli più intriganti che costellano la doviziosa storia di Manfredonia. La vicenda di Giacometta presenta infatti non pochi aspetti rocamboleschi anche se avvolti da avvincente fascino.
Le fonti storiche sono infatti alquanto discordi nel definire l’ascendenza della fanciulla. Appartenete ad una famiglia toscana? Ad un casato patrizio manfredoniano? La circostanza che nell’agro sipontino vi sia una località che porta il nome di Beccarino, non soccorre molto. Quel che è certo è che la fanciulla, dieci anni circa, dotata di particolare bellezza e naturale grazia, si trovava nel monastero della suore clarisse della città al momento dell’invasione dei Turchi i quali colpiti dalla sua avvenenza pensarono di portarla a Costantinopoli per offrirla al Sultano. Che gradì e, una volta cresciuta, ne fece la sua favorita. Ebbe anche un figlio.
Divenuta Sultana, Giacometta inviò un suo ritratto e quello della sua balia, alla suore di Manfredonia. Secondo lo storico Luigi Pascale quel quadro di Giacometta “riattato e ritoccato” a cura dell’autorità municipale, è quello esposto nel gabinetto dell’allora Podestà (1932), mentre quello della balia finì in una non meglio indicata “pinacoteca”. L’attuale quadro del Municipio è lo stesso di cui parla Adabbo?
A Malta ove Giacometta col figlio si rifugiò dopo essere stata liberata dai Cavalieri di Malta mentre era in navigazione verso Cipro, è conservato un disegno la cui didascalia afferma raffigurare “la vera effige di Ibrahim figlio dell’imperatore dei Turchi e della Sultana sua madre”. Non si può disconoscere che tra la Giacometta ritratta nel disegno e quella dipinta nei quadri, vi sia una certa somiglianza. Un motivo in più che rende più avvincente un giallo d’altri tempi.

Michele Apollonio
Ufficio stampa e comunicazione Comune di Manfredonia

 
 

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