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10.04.2017
Gli alberi piantati da Nicola Lovecchio

Il 9 aprile di 20 anni fa la scomparsa dell’operaio Enichem diventato simbolo dell’opposizione all’industria di Stato pericolosa per la popolazione.


Vent’anni ieri: è questo il periodo di tempo trascorso dalla scomparsa di Nicola Lovecchio, capoturno del reparto insacco dell’Anic di Manfredonia che, nel 1995, avviò un’indagine epidemiologica tra i suoi colleghi di lavoro. Vent’anni caratterizzati dalla ‘cacciata’ dell’insediamento industriale alle porte di Manfredonia, ma nel territorio di Monte Sant’Angelo; da un processo conclusosi in Cassazione senza nessun colpevole e con risarcimenti effimeri, per chi scelse di accettarli; e poi, finalmente, da una accresciuta consapevolezza collettiva di ciò che ha prodotto quella fabbrica sulla salute della popolazione sipontina.

Nicola Lovecchio morì il 9 aprile 1997 per un tumore al polmone, riconosciuto di natura professionale. “Senza il suo impegno, sarebbe ancora più difficile fare luce sugli effetti sanitari di quella produzione industriale”, commenta il sindaco di Manfredonia, Angelo Riccardi.

Era stato proprio il primo cittadino di Manfredonia, nel 2011, a raccogliere la denuncia dell’ex dipendente Anic, Giuseppe Carbonara, sull’esistenza, poi confermata, di una discarica di rifiuti speciali tossici e nocivi (cosiddetta ‘Marchesi’ dal nome del dirigente che curò la sua progettazione) sepolta nell’Isola 16 dello stabilimento, sotto una piattaforma di cemento che doveva fungere da pista per i vigili del fuoco. E’ stato sempre Riccardi, su indicazione del dottor Maurizio Portaluri (oncologo che fu al fianco di Lovecchio, nella medicina e nella ricerca della verità), a contattare l’equipe dell’Istituto di Fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche ed a far avviare, nel 2015, il primo, vero, studio epidemiologico partecipato sullo stato di salute della popolazione e dell’ambiente. I primi risultati, resi noti nel maggio 2016, hanno mostrato che è aumentata, dal 1970, la mortalità della popolazione manfredoniana, soprattutto a causa di malattie cardiovascolari e, dagli anni duemila, la mortalità per infarto del miocardio è in eccesso sulla media regionale e provinciale, sia per gli uomini e sia per le donne, nelle età più giovani.

La Città di Manfredonia, dal settembre scorso, ha ulteriore memoria tangibile di quanto avvenne nello stabilimento Enichem perché, tra le numerose iniziative realizzate per ricordare il quarantennale della scoppio della colonna d’arsenico Anic, è stata inaugurato ‘Piazzale 26 settembre 1976’: lo slargo che si trova nelle immediate vicinanze della Nega Navale, su viale Miramare. Non c’è ‘solo’ il nome di Lovecchio, ma ci sono i suoi alberi, visto che “La semina realizzata da Nicola Lovecchio sta producendo i suoi frutti”, come ha sottolineato il professor Portaluri. L’intitolazione di quel piazzale è un invito, neanche troppo indiretto, a scoprire cosa è successo a Manfredonia, in quel giorno di quarant’anni fa, da giustificarne il ricordo.

“L’esempio di Nicola Lovecchio – aggiunge Angelo Riccardi - è quello di un uomo che non si è arreso. Non si è arreso al tremendo male che lo ha consumato, così come non si è arreso dinanzi al colosso Enichem che ha affrontato e citato in giudizio, ricostruendo le vicende che hanno riguardato 26 suoi colleghi morti per tumore”. Tumori causati da uno sproporzionato consumo di gamberi, scampi e aragoste, secondo la tesi che fu accolta dai giudici. Tumori che, invece, oggi, sappiamo essere dovuti a ben altro, stante le risultanze dello studio epidemiologico. “E’ con la consapevolezza che si matura e si concorre alla vita democratica”, conclude il sindaco.

 


Matteo Fidanza
Ufficio Stampa - Città di Manfredonia

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