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21.01.2011
Una buona rete

A volte il gelo di una notte d’inverno non lascia scampo.
A volte il gelo di una notte d’inverno innesca una reazione a catena di solidarietà.
Che scalda più del sole in agosto.

Questa storia si svolge a Manfredonia, in una fredda serata di fine dicembre.
Manca poco a Natale.
Michele Troiano, impiegato all’Urp dell’Ospedale ‘San Camillo’ di Manfredonia, tornando a casa, nota un uomo sul ciglio della strada: è disteso sul fianco, rosso in viso, con gli occhi chiusi e un giubbino un po’ troppo leggero.
Michele gli si avvicina e si rende immediatamente conto dell’urgenza di cure.

L’uomo, un ragazzo polacco di circa trent'anni anni, viene ricoverato nel reparto di Gastroenterologia, dove gli viene riscontrata una patologia epatica cronica e una grave malnutrizione.
La dottoressa Anna Maria Russo prende a cuore il caso, con il consenso del primario Leonardo Furio e con la collaborazione di tutto il reparto, mentre Samira Chahbane, mediatrice culturale che opera presso il Sert, gli è sempre accanto.

Ma quando sopraggiunge il termine della degenza ospedaliera, il paziente non è ancora nelle condizioni per essere dimesso: la malattia gli ha procurato una temporanea paralisi degli arti inferiori e non può camminare; inoltre, sapendo che, una volta fuori, andrà a dormire sotto i ponti…

La dottoressa chiama l’assessore alle Politiche Sociali, Paolo Cascavilla, che a sua volta allerta l’Ufficio Servizi Sociali del Comune di Manfredonia.
I risultati sono tempestivi: il giorno successivo in Ospedale si tiene un incontro ‘straordinario’ con l’assessore, il direttore sanitario Salvatore Gentile e tutti gli ‘attori’ coinvolti fino a quel momento nella vicenda; tramite Domenico La Marca e il Centro interculturale ‘Baobab sotto la stessa ombra’, gestito dalla cooperativa sociale ‘Arcobaleno’ del Comune di Foggia, viene contattata anche Silvia, una mediatrice di lingua polacca.

L’incontro è fruttuoso e produce la soluzione: il ragazzo viene trasferito nel reparto di Medicina Generale, dove può restare fin dopo le feste di Natale.
E poi?

La rete si allarga: Silvia si rivolge all’Ufficio consolare dell’Ambasciata polacca a Roma e, una volta confermate le generalità del ragazzo, scatta la ricerca dei familiari. Viene rintracciata la madre: il ragazzo manca da casa da talmente tanto tempo che la donna non sa più neanche se sia ancora vivo.
E quando tutte le speranze sembrano disperse, una voce lungo il filo del telefono le parla del figlio, di quel figlio che, ora, ha bisogno di lei.

L’Ambasciata le prepara i documenti per il viaggio in Italia.

La rete si allarga, ma resta solida e interattiva: Silvia chiama la dottoressa Anna Maria, che la tiene costantemente aggiornata sulle condizioni del giovane polacco, e intanto diventano amiche; l’assessore Cascavilla è il front office da cui partono e a cui arrivano tutte le informazioni.
Poi padre Paolo, dei Micaeliti, ‘irretito’ per dare sostegno morale al ragazzo: non vede sua madre da anni, e sono tutti preoccupati per la reazione che potrebbe avere incontrandola.
Dai Servizi Sociali, intanto, Nora De Cristofaro e Gabriele Valente vigilano sull’evolversi delle cose, monitorando ogni movimento della ‘rete’.

È una domenica quel 16 gennaio in cui la mamma del ragazzo arriva a Manfredonia: padre Arcangelo le dà ospitalità presso la Casa degli Scalabrini.
Il momento dell’incontro tra madre e figlio vogliamo lasciarlo immaginare ai lettori.

Grazie al supporto logistico offerto dagli operatori della Paser, grazie all’Ambasciata polacca, grazie ai dottori dell’Ospedale ‘San Camillo’, grazie ai Servizi Sociali, grazie a Domenico e Silvia del Centro ‘Baobab sotto la stessa ombra’, grazie a Michele e Samira, grazie a padre Arcangelo e padre Paolo, grazie a qualcuno che sicuramente stiamo dimenticando, grazie a una buona rete di solidarietà, una vicenda nata al freddo di una serata d’inverno si è conclusa al tepore dell’amore materno.

Che scalda più del sole in agosto.

 

 

Teresa La Scala - Ufficio Stampa e Comunicazione

 

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