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È una delle figure miliari nella lunga e luminosa storia della Chiesa sipontina della quale fu venerato vescovo dal 488 al 545. Il popolo di Sepiuntem alla sua morte, avvenuta il sette febbraio 545, lo proclamò santo e patrono dei sipontini. Il primo dei tre patroni di Siponto e Manfredonia.
Lorenzo Majorano veniva dall’Oriente, da Costantinopoli, raccomandato dall’imperatore Zenone alla delegazione di maggiorenti sipontini (due senatori e due sacerdoti) presso il quale si erano recati perchè intervenisse per dirimere i gravi e insanabili dissidi nei quali si era impantanato il governo sipontino. Lorenzo, sebbene appena trentenne, era l’uomo giusto. E tale si rivelò.
Il designato vescovo Majorano venne accolto dal popolo sipontino "con voto plebiscitario e grande giubilo". Illuminata e sapiente si rivelò la sua missione pastorale. Tra le tante e significative opere realizzate dal vescovo Lorenzo Majorano, quella di aver accreditato e consacrato il culto di San Michele Arcangelo sul Monte Gargano. Salvò Siponto dall’assedio di Totila semplicemente neutralizzando il tranello tesogli dal barbaro. L’episodio č parte dello stemma della Città. Totila simulando un atto cortese, gli mandò un cavallo bianco non domo sperando che il vescovo venisse disarcionato mentre attraversava un ponte sotto il quale aveva fatto nascondere una spaventosa idra.
Tanta santità e amore per i sipontini non sono tuttavia bastati a mantenere vivo nel tempo il rapporto del popolo col patrono San Lorenzo. Nella nuova città concepita da re Manfredi, pur mantenendosi il culto di San Lorenzo, a patrono della città venne innalzato San Filippo Neri (1515-1525). A decretare il nuovo protettore fu addirittura una bolla papale. Di questo patrono si sa poco o niente lasciato in disparte oltre che dal popolo che evidentemente non ha assorbito quella "imposizione", anche dagli studiosi che, a quanto si sa, non hanno indagato su quella figura e sulla sua presenza a Manfredonia. Di San Filippo Neri non rimane che una statua che si può osservare in una nicchia laterale della chiesa cattedrale e il detto "come San Filippo di cartone" come per dire non vale niente, a ragione della cartapesta con cui č costruita la statua. Una caratteristica, quella della cartapesta, che potrebbe fare di San Filippo il patrono dei cartapestai del carnevale.
Andatosi sempre più sbiadendo il culto di San Filippo, i manfredoniani trovarono nella Madonna di Siponto la protettrice ideale. Rappresentata da una statua lignea e da una icona ambedue preziose per pregi artistici e per la storia che le avvolge e che accomuna Siponto e Manfredonia, il popolo manfredoniano ha concentrato, dal Settecento in poi, su quella Madonna col bambino tutta la sua fede, la sua attenzione, la sua devozione. I solenni festeggiamenti in suo onore a fine agosto costituiscono una testimonianza esemplare. Per la popolazione č la "festa grande" per antonomasia. Nel 1955 la venerata patrona Maria SS. di Siponto, auspice l’arcivescovo Andrea Cesarano, venne solennemente incoronata Regina dall’allora cardinale Roncalli, poco dopo eletto Papa Giovanni XXIII.
Di San Lorenzo è rimasta la ricorrenza solennizzata nella liturgia ecclesiastica e una processione seguita da un nugolo di fedeli. E’ sempre mancato l’apparato della festa popolare. L’arcivescovo mons. Domenico D’Ambrosio presedierà in Cattedrale le celebrazioni religiose consistenti in una novena già avvita il 29 gennaio scorso, nei vespri di lunedì 6, nel solenne pontificale alle 10,30 di martedě cui seguirà la processione della statua del santo copatrono.
Quest’anno per iniziativa del Comitato festa Madonna di Siponto, emanazione della civica amministrazione, presieduto da Franco Castriotta, ci sarà un qualche accenno alle manifestazioni "civili": dinanzi alla Cattedrale è stato eretto un arco luminoso, durante la processione di martedì prossimo sarà fatta esplodere una batteria a salve, mentre alla sera sarà incendiato un festoso fuoco pirotecnico.
Michele Apollonio