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L’atmosfera e ancor più le mascherate del carnevale, non sono forse del tutto estranee nella riscoperta dell’opera dell’illustre manfredoniano Antonio Manganaro, vissuto tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, del quale si è pressoché perduto il ricordo anche a causa probabilmente del suo trasferimento a Napoli dove morì ed è sepolto.
Ma perchè le maschere richiamano in qualche modo quel concittadino? Perchè è stato uno dei maggiori caricaturisti italiani tanto da essere considerato un autorevole Maestro le cui interpretazioni parodistiche ancora oggi sono prese a modello e ricordate come opere d’arte che hanno concorso a dare prestigio alla satira politica.
A portare all’attenzione del grande pubblico il caricaturista Antonio Manganaro e dunque la sua cospicua produzione, le ricerche condotte da Francesco Granatiero, suo grande estimatore e per tanti versi appassionato discepolo visto che anch’egli riesce bene in quella non facile arte che è la caricatura. Una passione che l’ha portato a voler conoscere meglio il Maestro e dunque di approfondire la sua vita, visitando i luoghi ove Manganaro visse e ricostruendo la sua carriera d’artista. Una ricerca condotta in qualità di responsabile del settore Animazione Territoriale del Centro Informa del Comune di Manfredonia e cultore della Storia della Satira, che ha dato esiti assai interessanti che hanno consentito di correggere taluni dati anagrafici e biografici riportati in modo errato da alcuni studiosi che si sono occupati di Manganaro.
Antonio Francesco Paolo Manganaro nasce dunque a Manfredonia il 3 agosto 1840 in Via San Lorenzo, 80, e muore a Napoli il 13 novembre 1931 e non 1921 come fin’ora ritenuto. Giovanissimo si trasferì a Napoli per motivi di studio a spese di due nobili sipontini del tempo. Sposò Maria Luisa Nazzaro (e non Massaro) da cui ebbe due figli, Attilio e Alberto, anche loro pittori, scomparsi prematuramente (21 e 24 anni). E’ sepolto assieme ai figli, nella Prima Cappella dell’Arciconfraternita SS. Salvatore degli Orefici presso il Cimitero monumentale di Poggioreale di Napoli.
Di seguito sono riportati gli aggiornamenti comprendenti anche alcuni inediti, all’elenco delle opere di Manganaro e la loro sistemazione come censiti da Francesco Granatiero:
- caricatura raffigurante Francesco II Di Borbone in veste di brigante (datata firmata al 1866), una delle caricature più belle ed argute del Manganaro "antiborbonico" per eccellenza. Detta caricatura è pubblicata nel libro del parlamentare meridionalista Angelo Manna dal titolo "Briganti furono loro. Quegli assassini dei fratelli d’Italia" – Edizioni Sun Books, Roma, 1997;
- ritratto dell’attore Luigi Taddei – litografia firmata datata al 1864 – conservata presso la Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria;
- articolo del Prof. Tamalio pubblicato nel periodico romano "La Voce d’Italia" il 10 maggio 1936 – in cui sono riprodotte le caricature di: F. De Sanctis, dello stesso Prof. Tamalio e del fido Bebè eseguite dal Manganaro nel novembre 1882 in occasione dell’inaugurazione di un ristorante in Napoli al quale era stato invitato anche il grande critico letterario sopracitato che, divertito nel vedersi raffigurato in maniera così arguta, si congratulò con l’autore e trattenne l’originale. Di questo articolo conservato presso la Biblioteca Universitaria Alessandrina di Roma, parla il Bellucci, senza, però, far riferimento alla sua collocazione;
- cinque caricature, tra cui spicca quella al Duca di San Donato, sono contenute nel libro "Napoli com’era e com’è" di Luciano Jacobelli – Prefazione di Carlo Nazzaro – Napoli, Conte, 1943. Le restanti quattro tavole compaiono, sempre nello stesso libro, nella sezione "Figure e Figurine di Napoli Fine di Secolo" e sono le seguenti. il professor Enrico Pessina, luminare di diritto penale; l’"assessore delegato pe’ pubblici lavori" On. Comm. Zizzi studia il piano regolatore della città; Dott. Efisio Marini, con la didascalia "non c’è che lui, non c’è che lui"; Il ritorno del mandolinista Silvestri, autore della celebre "Serenata". La maggior parte delle tavole sopracitate, anche se nel libro in questione non è precisato, ci riportano all’opera "Il Palazzo San Giacomo" e, quindi, ci fanno presumere che siano datate firmate al 1876 – 1877;
- rivista umoristica "La Rupe Tarpea", pubblicata a Roma, per un breve periodo, nel 1871. Detta rivista compare per la prima volta nell’elenco delle pubblicazioni satiriche del recentissimo catalogo della mostra "Storia d’Italia nel Pennino della Satira" curata da Dino Aloi (fra i massimi esperti di storia della satira) e Paolo Moretti.
Gli stessi curatori, nel descrivere la sezione della mostra denominata "1860/1900 Il nuovo stato" così parlano del nostro illustre concittadino: " …la caricatura italiana non ha nulla da invidiare a quella transalpina: basta pensare alla raffinatezza delle tavole della scuola napoletana che annovera artisti davvero pregevoli, quali Delfico, Colonna e MANGANARO…".
Questa straordinaria mostra, che abbraccia 150 anni della storia della satira in Italia, restituisce, dunque, la giusta importanza e dignità al nostro caricaturista il cui nome figura, meritatamente, accanto a quelli dei due più grandi caricaturisti della "scuola napoletana" dell’800. Inaugurata il 15/12/2006, è in corso di svolgimento a Torino presso il Museo dell’Automobile. La prefazione del catalogo è del Senatore a vita Giulio Andreotti.
Per saperne di più: www.mostradellasatira.com
- Copertina anteriore (litografia firmata datata al 1898) del libro dal titolo:
"In Memoria di Luigi De Amicis Maggiore dei Bersaglieri morto nella battaglia di Adua il 1 marzo 1896". Tipografia Francesco Giannini, 1898, Napoli, attualmente conservato presso le seguenti biblioteche: biblioteca – archivio "Africana" di Fusignano (Ra), biblioteca Provinciale di Benevento, biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, biblioteca Comunale Augusta di Perugia e la biblioteca Reale di Torino;
- due "Liste Artisti" della Ares Multimedia S.r.l. di Genova, che mette a disposizione vari strumenti di documentazione e catalogazione utili a quanti si dedicano allo studio dell’Arte dell’Otto – Novecento. Dette liste permettono di risalire alla partecipazione del nostro illustre concittadino alla esposizione de "Le Società Promotrici Di Napoli" del 1883. In questa esposizione il Manganaro è presente con due acquerelli (Una Bizzaria Umoristica e Diploma al Duca di San Donato) entrambi datati - firmati al 1883;
- due splendide cromolitografie facenti parte dell’opera "Il Palazzo San Giacomo" (tav. XIII - 1876 e tav. XXXVIII – 1877), che raffigurano rispettivamente: Leopoldo Di Majo, vice sindaco della sezione S. Lorenzo, fondatore e preside dell’ateneo "Galileo Galilei" di Napoli e Orazio Faraone vice sindaco della importante sezione S. Giuseppe di Napoli.
A Manfredonia, presso le Civiche Biblioteche Unificate, sono conservate importanti testimonianze dell’arte di Manganaro:
- ristampa e/o riedizione de "L’album dei 500" curata dal Prof. Elio Galasso - Edizioni Museo del Sannio, Benevento, 1988;
- riproduzione "supplemento alla tavola Cinquanta" de "L’album dei 500";
- articoli giornalistici inerenti la vita e le opere dell’artista in questione a firma di vari giornalisti e/o storici locali;
- edizione originale de "L’album dei 500" – Tipografia De Angelis, Napoli, 1876;
- alcune tavole originali;
- alcune cromolitografie d’epoca;
- microfilm riproducenti altre opere.
La seconda parte delle sopracitate opere (edizione originale, alcune tavole originali, ed altro materiale) è stata recuperata, non molti anni fa, dallo storico locale Pasquale Ognissanti e dal direttore emerito della Biblioteca Comunale Avv. Matteo Lombardi. La Tavola N° 2 raffigurante l’allegoria dell’Italia (datata – firmata al 1871) che incorona Vittorio Emanuele II, manca in entrambe le edizioni de "L’album dei 500" della nostra biblioteca. Detta tavola, attualmente, è custodita presso il "Museo Centrale del Risorgimento" in Roma ed è stata riprodotta, qualche giorno fa, nella copertina del "I Volume della storia del XX Secolo", EDITALIA Poligrafica e Zecca dello Stato".
Un concittadino di valore, un artista di grande ingegno e di larga versatilità che meriterebbe essere ricordato in modo più appropriato nella sua patria natia. Ad esempio intitolandogli un premio da assegnare al termine di un raduno-concorso di caricaturisti italiani ed esteri.
Ufficio Stampa e Comunicazione Comune di Manfredonia