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IL PIANO DI ZONA DI MANFREDONIA MODELLO DA SEGUIRE
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Lo afferma il Censis nel primo Rapporto annuale sul sistema di protezione per richiedenti asilo politico e rifugiati – Il Comune di Manfredonia, il Comune di Roma e il Comune di Forlì, sono i tre Comuni selezionati quali esempi di buone prassi per tutti gli Enti locali italiani

Il Comune di Manfredonia è stato prescelto, assieme ai Comuni di Roma e Forlì, quale realtà rappresentativa delle "buone prassi" amministrative realizzate attraverso il Piano sociale di zona. Un gruppo di lavoro del Censis ha prodotto, in collaborazione col Ministero dell’interno, finanziato dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani e pubblicato nell’ambito della Collana editoriale dell’ANCI, il Primo rapporto annuale sul Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, riferito all’anno 2005.

Un escursus ragionato e comparato nella programmazione e nella gestione delle politiche sociali integrate a livello locale realizzate attraverso il più efficace strumento attualmente previsto dall’ordinamento italiano, appunto il Piano di Zona. Dalle esperienze realizzate da molti Comuni, il Censis ha estrapolato quelle dei tre Comuni di Roma, Forlì e Manfredonia. "Attraverso le esperienze di queste tre città – è detto nelle premesse del Rapporto – si intende fornire a tutti gli Enti locali italiani degli esempi dei possibili modi di impiego di questo innovativo strumento".

Un significativo e prestigioso riconoscimento per l’Amministrazione comunale di Manfredonia, proveniente da qualificati e autorevoli organismi nazionali e dunque aventi il più largo panorama delle realtà emergenti, che fa emergere un lavoro condotto con certosina pazienza, meticolosità, raziocinio e passione in un settore quanto mai ostico e in forte fermentazione di tensioni e aspettative assai variegate, cui il sindaco Paolo Campo ha riservato particolari attenzioni ben secondato dall’assessore alle politiche sociali Paolo Cascavilla. Aver trovato e indicato il bandolo di una matassa assai intricata, pone il Piano sociale di Zona di Manfredonia nella condizione di offrire all’attività dell’amministrazione comunale una più compiuta e razionale azione che si è andata esplicando in realizzazioni all’avanguardia degli interventi possibili. Progettazione ed interventi non certo a caso additati dal Censis all’attenzione di tutti gli altri enti locali italiani.

"I casi del Comune di Roma, del Comune di Forlì e del Comune di Manfredonia che rappresentano la geografia del Paese (centro, nord, sud) nonchè le differenze demografiche e di popolosità dei Comuni italiani (grande, medio piccolo), sono da ritenersi – afferma il Rapporto - come buone prassi di implementazione della Legge 328/00, in particolar modo per quanto riguarda l’integrazione delle politiche per l’immigrazione per l’ampliamento e la messa in rete dei livelli essenziali delle prestazioni sociali su tutto il territorio cittadino; per la riduzione delle difficoltà e delle disuguaglianze per tutti, stranieri e richiedenti asilo e rifugiati inclusi, nell’accesso ai servizi e agli interventi sociali; per l’ampliamento e la diversificazione della platea dei beneficiari degli interventi sociali con l’apertura ai RARU".

Il Piano di Zona viene definito come lo strumento strategico per la realizzazione del sistema locale degli interventi e servizi sociali.

Il PdZ di Manfredonia coinvolge anche i Comuni di Monte Sant’Angelo e Mattinata. Il primo atto risale al 18 dicembre 2003. Nel giugno 2004 si è costituito il Coordinamento istituzionale formato dai tre sindaci e/o dai tre assessori ai servizi sociali che ha portato alla firma del Protocollo d’intesa approvato dai tre Comuni. Coordinatore ma essenzialmente motore e animatore del Piano sociale di Zona, è l’assessore alle politiche sociali del Comune di Manfredonia (capofila), Paolo Cascavilla che si avvale dell’apparato dei Servizi sociali comunali. Intensa l’attività di collegamento con le varie e diverse realtà assistenziali del territorio, con le istituzioni, le parti sociali, e di coinvolgimento dei cittadini.

Cinque le tematiche individuate sulla cui scia si sono intensificati gli interventi: responsabilità familiare e contrasto alla povertà, politiche per minori e adolescenti, persone anziane, disabilità fisiche e psichiche, dipendenze.

"Un documento che risulta – osserva il Rapporto – in progress in ogni sua parte, nell’intento di dare una risposta a tutti i bisogni rilevati".

Tra i numerosi spunti evidenziati, quelli del progetto "Manfredonia solidale" relativo all’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo politico; del potenziamento degli sportelli informativi a Manfredonia con il coinvolgimento dell’associazione interetnica Migrantes, e a Borgo Mezzanone con l’apporto del Comune e della Parrocchia Santa Maria del grano e dell’associazione di volontariato Paser.

Michele Apollonio
Ufficio stampa e comunicazione Comune di Manfredonia

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