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Quello della disgregazione familiare è un problema alquanto diffuso che assorbe gran parte degli interventi degli operatori del Servizio sociale comunale. Un lavoro silenzioso, condotto con discrezione, spesso angosciante, difficile per le tante implicazioni di ordine legale, sociale e organizzativo che intervengono. La presenza di figli adolescenti (ma le cose non cambiano molto per quelli di età maggiore) complica poi maledettamente le cose. A fronte di situazioni che si riesce a sistemare alla meglio, ve ne sono tante altre che danno luogo a contesti dolorosi.
La vicenda di una ragazza diciannovenne vittima incolpevole della disgregazione della propria famiglia, ha richiamato l’attenzione sullo spinoso fenomeno che per tanti versi mina e angoscia la società contemporanea. L’ha raccontata lei stessa, messa nero su bianco. Più che una denuncia è uno sfogo. Il che non cambia di molto l’amara vicenda della sfortunata giovane abbandonata dalla madre separata e subito vari maltrattamenti. Non lesina critiche ai Servizi sociali rei a suo modo di vedere, di essere intervenuti solo quando le cose sono precipitate. Un intervento che in ogni caso ha consentito alla giovane di uscire fortunatamente fuori dal tunnel.
Una storia come tante altre che ha dato lo spunto all’assessore alle politiche sociali da una parte di spiegare taluni meccanismi d’intervento degli operatori sociali, dall’altra di porre all’opinione pubblica interrogativi per tanti versi inquietanti.
"Non bisogna essere un esperto – afferma l’assessore – per intravedere tra le righe della lettera un vissuto familiare che non è stato rielaborato, e l’immagine di una ragazza che forse trova difficoltà, ancora oggi, in una condizione cioè più distesa, a fare i conti con sé stessa e con la famiglia d’origine".
Tra le "accuse" agli assistenti sociali, quella di aver pensato più a rinsaldare il rapporto dei figli (c’è anche un fratello) con la madre e dunque di cercare di amalgamare il tessuto familiare. "Ma non era quello – ribatte l’assessore - che si doveva fare così come si è fatto attraverso numerosi incontri con la madre?". L’arrivo del nuovo compagno della madre ha rimesso tutto in gioco. "Si è sperato che la famiglia potesse ricostituirsi. Esistono centinaia di famiglie nuove – esplicita Cascavilla – che si formano, dopo la dissoluzione di quelle precedenti, nelle quali i figli nati dalle relazioni antecedenti trovano buona sistemazione. Va rilevato che gli assistenti sociali non hanno il potere di entrare nelle famiglie e verificare come va il nuovo rapporto e come si comporta il compagno o la compagna, a meno che non vengano correttamente informati".
Quando i rapporti familiari sono inconciliabili, interviene il Tribunale dei minori. "L’allontanamento dei minori dalla famiglia avviene per decisione del Tribunale dei minori o con il consenso di entrambi i genitori e rappresenta – rileva l’assessore - per il Servizio sociale l’ultimo stadio, nella gradualità degli interventi messi in atto, per evitare che strappi così violenti interrompano definitivamente le relazioni parentali".
A questo punto gli scenari si complicano ulteriormente.
"Quale soluzione trovare? Una struttura protetta? In tal caso deve essere accettata dal giovane e autorizzata dal Tribunale. Un parente? Occorre trovarlo e verificarne la disponibilità. E frequente la risposta ricevuta: "è vostro, io non voglio saperne". Dove il "vostro" – puntualizza Cascavilla - si intende il Comune. E che dire poi se la madre interpellata, ha risposto ribadendo che non vuole accogliere il figlio in casa? Vi sono oggettive difficoltà ad intervenire nell’ambito delle responsabilità familiari per la complessità, la delicatezza, i rischi delle problematiche. Gli operatori del Servizio sociale le affrontano quotidianamente. Sarebbe piuttosto utile interrogarsi – rilancia l’assessore Cascavilla richiamandosi a quella tante volte sollecitata solidarietà civile – sulle cause che determinano il fenomeno della disgregazione familiare a Manfredonia molto alta, delle contese sui figli spesso usati come arma di ricatto tra coniugi, sulla maternità e paternità responsabile, sugli stili di vita, abbandonando magari quel malvezzo di presunzione che porta a valutare con superficialità e pressappochismo se con artata strumentalizzazione".
Michele Apollonio
Ufficio Stampa e Comunicazione Comune di Manfredonia