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Il Campanile


Il CampanileLa massiccia torre campanaria di Manfredonia, a pianta quadrata, fu voluta dal cardinale Vincenzo M. Orsini (1675-1680), sotto la direzione dell’ingegnere Giacomo Manerba.

È di pietra calcarea lavorata, che il tempo ha reso di colore giallo scuro.

La struttura si presenta come una torre di fortezza, a tre dadi sovrapposti, di stile barocco.

Il dado inferiore è chiuso per tre facce, e nella quarta si apre l’accesso alla scalinata che porta alla cella campanaria nel terzo dado superiore.

Il secondo dado si distacca da quello inferiore a mezzo di una cornice marcapiano, che si ripete anche tra il secondo e il terzo dado, e alla sommità di quest’ultimo.

A partire dal secondo dado, nelle quattro facciate la torre presentava finestre monofore ad arco a tutto sesto che, in epoca successiva alla costruzione, sono state completamente murate; sono state lasciate aperte solo quelle del terzo dado, per la cella campanaria.

Sulla cella si eleva un tamburo, un dado cubico con gli spigoli smussati, su cui si sviluppano quattro volute capovolte, tipiche del barocco.

Al disopra del tamburo si eleva una cupoletta, a pianta quadrata, che sorregge la lanterna, esile ed elegante, nella quale sono installate le campanelle segnatempo dell’orologio.

Su ciascuna facciata del campanile, alle estremità, sporgono due lesene che raggiungono in alto la finestra, dove si uniscono fornendo, così, un riquadro lungo i fronti dell’intero campanile: questo per alleggerire la struttura e creare un collegamento estetico fra i tre dadi.

Successivamente il Comune provvide a installare, a proprie spese, un orologio, con i quadranti applicati sulle opposte facce del tamburo.

Il nostro campanile ha conservato lo stile barocco originario senza subire sostanziali modifiche. Il lato della pianta quadrata è di 5 metri mentre l’altezza del Campanile, compresa la cupoletta, è di 17,80 metri.




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Sopra la porta di accesso alla scalinata, una lastra in pietra calcarea reca un’epigrafe in latino che, tradotta, suona così:

D.O.M.
Alla sua ben adorna sposa
affinché non mancasse lo spirito al bel corpo
affinché la voce risuonasse alle sue orecchie
questa torre fornita in cinque sacre campane
in onore di san Carlo Borromeo modello dei presuli porporati
dalle fondamenta donò
frate Vincenzo Maria Orsini Romano
dell’Ordine dei predicatori
cardinale presbiterio di santa romana chiesa
col titolo di san Sisto
arcivescovo sipontino
nell’anno 1677-anno III del suo arcivescovado


Al disotto si legge il seguente distico:

Chiamo alle armi, consacro i giorni, registro le ore
Allontano le nubi, canto avvenimenti lieti, piango i morti



Il Campanile fu benedetto dal cardinale Orsini il 13 dicembre del 1677.

I due leoncini in alto, di carattere medievale, su mensole in pietra, si suppone siano stati prelevati da un portale di costruzione romanica o gotica: sembra che stiano lì a guardia della lastra e della porticina d’ingresso.

Delle cinque campane che vi erano, la prima fu collocata nel finestrone che guarda via Campanile verso il mare, “in direzione della porta del Boccolicchio”: era alta 1,32 metri e pesava 952 chilogrammi. Fu eseguita nel 1646, durante l’arcivescovado di Antonio Marullo (1643-1648), sotto il sindaco Pietro Rossi. Recava scolpite le effigi “di nostro Signore, dell’immacolata Concezione, lo stemma dell’arcivescovo Marullo e lo stemma della nostra città. Si sa che tale campana fu fusa nel 1646 dal valente artefice napoletano Onofrio Giordano e per la spesa vi contribuirono l’erario pubblico con soli duecento ducati, e le principali famiglie della città, che offrirono per devozione molti pezzi di argento che, usati nella fusione, resero la campana di una mirabile sonorità. Questa campana è fregiata di numerose iscrizioni in latino”.

La seconda campana fu collocata nel finestrone che guarda via Tribuna: era alta 1,12 metri e pesava 635 chilogrammi. Fu eseguita nel 1668 dal maestro napoletano Domenico Giordani durante l’arcivescovado di Benedetto Cappelletti (1659-1675), che la benedisse; vi erano scolpite le effigi del Crocifisso, della Beata Vergine, lo stemma della città e varie iscrizioni.

La terza campana fu collocata nel finestrone di fronte alla porta d’ingresso della sacrestia: era alta 0,93 metri e pesava 187 chilogrammi. Nella parte superiore erano scolpiti in latino i nomi di Bartolomeo e Matteo. Venne benedetta dall’arcivescovo Annibale Ginnasio (1607-1622).

La quarta campana fu collocata nel finestrone che “guarda il vecchio e diruto seminario”: era alta 0,79 metri e pesava 169 chilogrammi. Nella sua parte superiore e inferiore erano scolpite alcune parole. Fu solennemente benedetta davanti l’atrio della porta maggiore della Cattedrale, in onore dei santi Giacomo e Nicola, dall’arcivescovo Orsini il 21 novembre del 1677. Si ignora la sorte di una quinta campana “che fu collocata nel mezzo del campanile” e che non esiste più: era alta 0,53 metri e pesava 94 chilogrammi. Venne fusa nel 1642 e nella parte superiore erano scolpite le seguenti parole: “Opera di Domenico Ciotus veneto-1642”. Nel mezzo recava scolpite le immagini del Crocifisso, della vergine Maria, di san Giovanni Battista e di san Giorgio. Fu solennemente benedetta nel sacello del Duomo, in onore dei gloriosi santi Carlo Borromeo e Filippo Neri, dal cardinale Orsini il 30 novembre 1677, festa del glorioso apostolo sant’Andrea.

Delle attuali quattro campane bisogna ritenere che due delle preesistenti siano state sostituite da una del 1750, che reca l’invocazione “Ave Maria gratia plena-anno MDCCL”, e da una che porta la data del 1796.

Notizia tratte da Antonio Ferrara, ‘Il Duomo di Manfredonia e il Campanile dell’Orsini’, Quaderno n.5, Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, Manfredonia, 1976.

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